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Published on: La Farandola News

Il ruolo e l’importanza del docente scolastico

Pensano (giustamente) di non essere valorizzati abbastanza né sul piano economico né su quello professionale e sociale. Gli insegnanti sono stufi, stanchi, demotivati perché, contrariamente a quello che si crede, svolgono una professione usurante, faticosa, difficile, che non ha nulla di impiegatizio e piattamente ripetitivo.

L’argomento è assai importante, ricco di concetti che andrebbero analizzati a fondo per far capire bene il disagio in cui insegnanti di qualsiasi livello scolastico vivono. Una professione che è avvilita in mille procedure ottusamente burocratiche e nell’abbandono politico più totale, nonostante il proliferare di riforme di facciata; una professione in cui i pochi nullafacenti, ignoranti e svogliati sono trattati esattamente come le persone serie e competenti. Nel nostro mondo si è continuamente a contatto con ragazzi in difficoltà perché adolescenti, ma anche perché abbandonati a sé stessi da genitori impegnati in attività socialmente importanti e altamente remunerate. Tutti hanno abdicato al ruolo educativo: la famiglia, la tv di Stato che palesa mancanza di vivacità intellettuale, la società civile impegnata nella corsa al profitto. A livello politico, inoltre, non si investe in educazione e formazione, ma si fanno soltanto tagli, mentre gli organi d’informazione si ricordano della scuola solo per parlare di crocifissi o di diete per gli esami di Stato. Nel villaggio globale, la responsabilità di formare dei giovani, di educarli, di crescerli dando loro conoscenze, occasioni di apprendimento critico e responsabile, opportunità di confronto, ricade sulla scuola. Ma l’immagine degli insegnanti qual è? Dopo trent’anni di riforme che hanno profondamente cambiato la scuola italiana e il ruolo degli insegnanti, è necessario aprire una seria riflessione sulla situazione attuale, caratterizzata da una perdita progressiva di autorevolezza da parte dei docenti. È giunto il momento di tentare di invertire con analisi e proposte coraggiose una tendenza che sta portando la scuola italiana allo sbando. Ma perché così tanti docenti sono “bruciati”, esauriti? “Le motivazioni sono essenzialmente di tre tipi: il rapporto diretto con gli allievi (mancanza di disciplina, scarsa autorevolezza o motivazione deficitaria per l’apprendimento), fattori di natura organizzativa (scarso sostegno offerto da colleghi e dirigenti, eccessivo carico di lavoro e di tempo, risorse esigue, continui cambiamenti normativi, retribuzione inadeguata o insufficiente riconoscimento professionale, pregiudizi sul lavoro) e fattori di personalità (tendenze nevrotiche, introversione, scarsa autostima, passività e aggressività). Ad aumentare il malessere degli insegnanti italiani gli episodi, sempre più frequenti, di violenza nei loro confronti da parte di studenti e genitori. Gli esperti concordano che “l’incapacità del singolo di rispondere positivamente alle condizioni di stress sul lavoro, che risultano di fatto eccessive rispetto alle sue potenzialità” rappresenta il discrimine tra chi è logorato da questa professione e chi ancora riesce a resistere. Per limitare al massimo l’insorgere delle patologie connesse è necessario supportare gli insegnanti dall’inizio della carriera fino alla fine, attraverso la formazione iniziale ed in servizio su tematiche inerenti la professione nei suoi diversi aspetti (non solo didattici ma anche relazionali ed emotivi), oltre che specificamente sui rischi di esaurimento professionale e sulle conseguenze sul piano emotivo, relazionale e dell’apprendimento dei propri allievi.
Possiamo concludere con una considerazione vera ed amara contestualmente: in Svizzera i sindacati hanno chiesto migliori condizioni di lavoro per i docenti, le cui condizioni di salute sono preoccupanti e molti sono ai limiti dell’esaurimento. In Italia tutto tace!