L’Archivio di Stato di Messina è molto più di un luogo dove si conservano vecchi documenti: è uno scrigno della memoria della città e del suo territorio, testimone di secoli di storia, di momenti di splendore e di eventi drammatici. La sua vicenda attraversa dominazioni straniere, terremoti, guerre e, oggi, guarda finalmente al futuro con una nuova sede.
A cura di Giuseppe Tramontana
L’istituzione dell’Archivio risale alla metà dell’Ottocento, quando una legge del Regno del 1843 stabilì la creazione degli archivi provinciali. A Messina l’Archivio iniziò a funzionare concretamente nel 1854. Da allora, nel corso del tempo, ha cambiato più volte nome e assetto amministrativo, fino ad assumere nel 1963 l’attuale denominazione di Archivio di Stato.
Questi cambiamenti riflettono le profonde trasformazioni politiche e istituzionali che l’Italia ha vissuto tra il periodo preunitario e l’età repubblicana. In realtà, la storia degli archivi messinesi è molto più antica. Già nel Seicento, importanti documenti pubblici e privati erano custoditi nel palazzo del Senato, che sorgeva nella piazza del Duomo.
Qui erano conservate scritture, strumenti giuridici e memorie che raccontavano la vita amministrativa e giudiziaria della città. L’archivio municipale si trovava invece in una stanza al piano terra del campanile del Duomo, a dimostrazione di quanto fosse sentita l’esigenza di proteggere gli atti ufficiali.
Gli archivi, però, non sono mai stati solo depositi neutri di carte. Nel 1679, dopo la rivolta di Messina contro il governo spagnolo, il viceré ordinò che gli archivi cittadini fossero trasferiti in Spagna. In essi erano custoditi i documenti che attestavano i privilegi e le franchigie di cui la città aveva goduto fino a quel momento. Portare via quelle carte significava privare Messina non solo dei suoi diritti, ma anche della prova storica della propria autonomia.
Pochi anni prima, nel 1673, Messina aveva dato vita a un’innovazione di grande importanza: la creazione di uno speciale archivio notarile, uno dei primi in Italia. Il Senato cittadino destinò alcune stanze del palazzo senatorio alla conservazione degli atti dei notai defunti, su ordine del viceré.
Questi documenti, che raccontano la vita quotidiana delle persone, contratti, testamenti, compravendite, costituiscono una fonte preziosissima per la ricostruzione della storia sociale ed economica della città. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, oltre 35.000 volumi notarili confluirono nell’Archivio Provinciale di Stato. Il Novecento, però, portò con sé eventi tragici.
Dopo il devastante terremoto del 1908, i fondi archivistici furono fortunatamente recuperati. La vera catastrofe avvenne durante la Seconda Guerra Mondiale: il 25 maggio 1943, un bombardamento colpì il deposito principale dell’Archivio. Le fiamme distrussero circa 100.000 documenti, causando una perdita gravissima e irreparabile.
Andarono distrutti, tra gli altri, gli archivi del Consolato del Mare, dell’Intendenza Borbonica e decine di migliaia di volumi notarili. Per questo motivo, ancora oggi, molti fondi dell’Archivio di Stato di Messina sono frammentari e incompleti. Nonostante tutto, l’Archivio ha continuato a svolgere il suo ruolo di custode della memoria.
Oggi conserva circa 8.000 metri lineari di documentazione, 720 pergamene datate tra il XII e il XIX secolo, migliaia d’immagini digitali e una biblioteca di circa 10.000 volumi, con preziose edizioni del Cinquecento e del Seicento. Un patrimonio che continua a crescere grazie a versamenti, acquisti e donazioni.
Dopo anni di difficoltà legate ad una sede ormai inadeguata (via Giuseppe La Farina), l’Archivio di Stato di Messina si prepara ora a una nuova fase della sua storia. A partire dal 2026, l’Istituto sarà trasferito in via Dogali, nel centro della città, in locali più moderni e funzionali.
La nuova sede garantirà migliori condizioni di conservazione dei documenti e un accesso più agevole per studiosi e cittadini. La storia dell’Archivio di Stato di Messina è, in fondo, la storia della città stessa: una storia segnata da ferite profonde, ma anche da una straordinaria capacità di resistere e di ricostruire.
Custodire gli archivi significa conservare la memoria collettiva e, con la nuova sede, Messina compie un passo importante per preservare il proprio passato e renderlo vivo per le generazioni future.


