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Published on: BIFF Biblio Farandola Fumetto

Due donne sole al comando

È stato recentemente intitolato (il 15 giugno) a Milano il giardino pubblico di Piazza Grandi alle sorelle Angela e Luciana Giussani. Riconoscimento meritatissimo a due donne imprenditrici che hanno cambiato la storia di una parte importante della cultura italiana del ’900, quella della narrativa a fumetti, ma anche con ripercussioni sulla moda e sul costume di diverse generazioni.

A cura di Claudio Ferracci

Erano presenti l’Assessore alla Cultura del Comune di Milano Tommaso Sacchi, il direttore della casa editrice Astorina Mario Gomboli e Claudia Sozzani, erede delle sorelle Giussani. L’Assessore ha dichiarato che: “Quella delle sorelle Giussani è una meravigliosa storia italiana e molto, molto milanese. Il loro Diabolik non è stata solo una coraggiosa scommessa editoriale vinta (e tuttora vincente a distanza di sessant’anni dal primo numero uscito in edicola) ma anche una sfida alle convenzioni da parte di due donne straordinarie che nella Milano dei primi anni Sessanta sono state al tempo stesso creative e imprenditrici, e sono riuscite a conquistare un pubblico senza età che, ancora oggi, continua a seguirle con affetto”. La storia delle sorelle Giussani è avvincente quanto un’avventura della loro creatura: Diabolik il Re del Terrore.
Quando decide di fondare la sua piccola casa editrice, chiamandola Astorina (in contrapposizione o in omaggio all’editrice Astoria di proprietà del marito Gino Sansoni), Angela Giussani aveva fatto la fotomodella ed aveva aiutato il marito come curatrice di alcune pubblicazioni. All’inizio, alla ricerca di una propria identità, l’azienda produce gettoni americani collezionabili (una sorta di raccolta di figurine) e libri per bambini, ma presto Angela comincia ad interessarsi ai fumetti, che in quegli anni sono molto popolari. E nel 1961 esce cosi il primo numero di Big Ben, che pubblica le avventure a fumetti di un pugile; il momento è propizio: l’anno prima Nino Benvenuti ha vinto la medaglia d´oro alle Olimpiadi di Roma. Il periodico presenta le strisce di uno dei più famosi pugili dei fumetti americani Big Ben Bolt, creato nel 1950 da Elliot Caplin (testi) e John Cullen Murphy (disegni). La testata dal n. 11 (1 maggio 1962) diventa Super Albo Big Ben. In appendice pubblica le avventure di Maciste l’uomo più forte del mondo di Nino Cannata e Renzo Orrù, e Dick il giustiziere di Gino Marchesi. A completamento giochi, vignette umoristiche, e pubblicità. Nonostante ciò le vendite dell’albo faticano a decollare e chiuderà con il numero 28. Dopo tredici numeri del nuovo fumetto, Angela chiama a lavorare con sé la sorella minore Luciana, che si era dapprima dedicata allo sport, poi era divenuta venditrice di aspirapolvere ed infine giornalista. Insoddisfatta dei risultati di Big Ben, Angela decide di trarre ispirazione dai feuilleton (romanzi d’ appendice) francesi a cavallo tra ´800 e ´900. La leggenda narra che trovò un libro di Fantomas, senza copertina, su un treno (secondo altri fu il marito Gino a regalargli dei romanzi francesi). Sempre secondo la leggenda (ma c’è sempre un fondo di verità) la frequentazione e la vicinanza della stazione Cadorna, affollatissima di pendolari, avrebbe indotto Angela a pensare ad un prodotto tascabile e d’intrattenimento, con una storia completa ed appassionante che durasse quanto il viaggio per andare o tornare dal lavoro. In un modo o nell’ altro, nacque Diabolik.
Il protagonista del primo numero del nuovo fumetto Diabolik, che sarà in edicola nel novembre 1962, è un figlio dei grandi ladri e criminali protagonisti delle narrazioni popolari di fine ’800, che intrigarono i lettori in un’epoca di grandi cambiamenti, e il suo inaspettato grande successo si deve evidentemente ad un sentimento di insofferenza per lo status quo, ad una smania di cambiamento, di rinnovamento e di rottura di schemi obsoleti che è già nell’aria in quegli anni e che esploderà nel 1968. Angela è una signora di un’elegante medio-alta borghesia, ma è acuta e riesce a leggere questo desiderio di trasgressione, sa cogliere inoltre, pur con la limitata esperienza editoriale, alcuni aspetti concreti che avranno la loro importanza nella scalata al successo dell’iniziativa: il formato tascabile (che aprirà ad una stagione eccezionale nella produzione italiana di storie a fumetti, avviando la moda dei neri e dei tascabili erotici) e la stampa in bianco e nero con i mezzi toni realizzati con retini fotomeccanici (ispirandosi alla tecnica delle strisce quotidiane americane come quelle di Big Ben Bolt). L’invenzione del fumetto per adulti, fino ad allora considerato quasi un ossimoro, completa il quadro dell’importanza dell’innovazione, ben al di sopra della comunque significativa idea di riproporre un cattivo come protagonista. Angela Giussani pare proprio avere le idee chiare sulla nuova testata dell’Astorina. Ma non ha molte risorse economiche e deve accontentarsi di un disegnatore mediocre per il primo numero di Diabolik. Zarcone è un disegnatore sconosciuto, e lo rimarrà anche dopo, di lui si sa soltanto il cognome, dato che lo chiamavano il tedesco perchè era alto e biondo e andava in redazione con un bambino. Di costui si sono completamente perse le tracce, da allora, aggiungendo mistero alla storia del fumetto del mistero. Ne resta solo un identikit disegnato a memoria da Brenno Fiumali, che giovanissimo era già nella redazione dell’editrice Astoria, che con l’ Astorina divideva i locali. Già per la ristampa del primo episodio, resasi necessaria l’anno successivo, Angela fa ridisegnare l’intera storia a Gino Marchesi. Esistono quindi due numeri uno di Diabolik, per la gioia dei collezionisti. La copertina è del grafico prestato dall’ Astoria: Brenno Fiumali.

Palumbo – Illustrazione

Zarcone – Tavola dal N. 1

Il logo Diabolik, oramai inconfondibile e rimasto immutato per tutti questi anni, è opera di Remo Berselli (1925-2004), ex socio di Angela nell’agenzia pubblicitaria Giuber. Berselli disegnerà successivamente diversi numeri del Re del Terrore, su soggetti delle Giussani. Diabolik è stato tradotto in Francia, Jugoslavia, Spagna, Grecia, Olanda, Israele, Brasile, Messico, Argentina, Colombia, Belgio, Marocco, Svizzera, Canada, Algeria, Danimarca, Finlandia, Polonia, Romania, Croazia, Serbia e Germania e negli Stati Uniti d’America (Scorpion Production). Dopo il primo numero disegnato da Zarcone ed il secondo disegnato da Calissa Giacobini (in arte “Kalissa”), modista delle sorelle Giussani, il terzo numero è affidato finalmente ad un professionista, Luigi (Gino) Marchesi. Si tratta dell’episodio L’arresto di Diabolik, nel quale per la prima volta compare la figura di Eva Kant. A Marchesi, in particolare, le Giussani chiedono di ispirarsi alle fattezze dell’attore americano Robert Taylor, dallo sguardo magnetico; per Lady Kant invece si indica di ispirarsi all’elegante figura di Grace Kelly. Come è noto, ambedue i modelli utilizzati sono scomparsi prematuramente, e come quasi sempre le creature di carta modellate su di loro gli sono sopravvissute. La figura, altrettanto affascinante quanto il protagonista, dell’ispettore Ginko invece non è dato sapere a che modello fisico si ispiri, quello che invece è certo è che Angela inventò il nome pensando a quello del marito, Gino Sansoni, aggiungendo la fatidica K che diverrà negli anni successivi il simbolo dei cosidetti fumetti neri. Si può capire come la Giussani abbia dato quasi il nome del marito al perdente per antonomasia, considerando il conflittuale rapporto tra i due (che sfocerà in un divorzio) ed il carattere maschilista e sbruffone dell’uomo, che evidentemente non poteva più accettare che una donna che si stava liberando mediante l’acquisizione di una propria autonomia sia economica che personale.

Copertine Fantamos e Diabolik