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Published on: BIFF Biblio Farandola Fumetto

Uno Sconosciuto a Roma

Articolo della serie: Fumetti a Roma – a cura di Claudio Ferracci

Se mi chiedessero da quale fumetto trarre ispirazione per la trama di un film, direi immediatamente: Largo delle tre api. È un’avventura de Lo Sconosciuto, personaggio creato dal maestro del fumetto italiano Magnus e pubblicato per la prima volta nel 1975. Che dire di Magnus? È stato un artista così grande che da solo ha messo in discussione la classificazione di prodotto “popolare” o “d’autore”, come si usava dire allora, forse quello che ha rappresentato di più questo passaggio da fumettol inteso come artigianato all’espressione artistica indiscussa, attraverso un linguaggio che, a quel tempo, stava cercando ancora un’identità precisa, e che in questo sforzo dava alla luce opere irripetibili. Magnus veniva da anni di tascabili popolari, realizzati in sodalizio con Luciano Secchi (Max Bunker), di grande successo, come Kriminal, Satanik e soprattutto Alan Ford. Quando il sodalizio si era spezzato fu Renzo Barbieri (singolare figura di editore e playboy, uno dei due fondatori del fenomeno dei tascabili erotici che avevano invaso il paese) a dare a Magnus carta bianca. L’autore, dopo aver realizzato cinque storie tra l’erotico, il grottesco e l’horror (mescolando questi ingredienti come nessuno aveva mai fatto e sperimentando quanto più possibile) dette vita alla serie de Lo Sconosciuto. I sei numeri del tascabile formato Diabolik (due vignette per pagina) furono un evento. Il protagonista non era che un uomo solo e tormentato da un passato violento da mercenario, evocato unicamente dai suoi incubi notturni. Dei sei volumetti solo il secondo e il terzo, rispettivamente Largo delle tre api e Morte a Roma, contengono una storia unica divisa in due parti. Magnus, che come formazione è uno scenografo, mette in gioco quest’attitudine realizzando con una maestria unica una storia complessa ambientata essenzialmente in un’unica piazzetta romana, Largo delle tre api, sulla quale affacciano la Pensione Stella, dove soggiorna Lo Sconosciuto, il palazzo del principe Quiriti Della Lupa e la Escuela Teologica de la Beata Asunción, dove sarà ospitato il vescovo sudamericano Siqueiros. In un angolo della piazzetta fa mostra di sé una piccola fontana barocca, recante lo stemma papale di Urbano VII, con le tre api simbolo araldico della famiglia Barberini. Intorno a questa quinta teatrale ruoteranno le vicende di molte vite, mirabilmente intrecciate da un Magnus in grazia di Dio. Oltre a questa tecnica innovativa che vede l’autore fare uso di una scenografia di fondo, mutuata dal cinema di animazione ma fortemente “teatrale”, non si può non notare una cura maniacale nel tratteggiare le figure dei comprimari, personaggi che Magnus costruisce meticolosamente, anche laddove destinati a figurare solo in qualche vignetta. D’altronde la cura che l’artista mette nel realizzare ogni singolo progetto editoriale è proverbiale, e ne darà l’estrema prova nel suo canto del cigno, il lavoro fatto su La valle del terrore, lo speciale di «Tex» realizzato appena prima della sua scomparsa. La storia ha una sceneggiatura classica ma perfetta, ed è dotata di un ritmo narrativo in crescendo che risulta quasi ipnotico. Nella narrazione, come nella vita, sono presenti elementi che rimandano alla politica, alla religione ed al sesso (tutti contenuti banditi dal fumetto d’avventura dell’epoca). Per quanto riguarda l’erotismo, si dice che sia quello dell’autista del principe alle prese con la consorte del suo datore di lavoro il primo membro maschile rappresentato graficamente in un fumetto italiano. Questo primato è in effetti di Magnus, ma in realtà l’autore si era già tolto questo sfizio nella precedente storia Dieci cavalieri e un mago, pubblicata sempre da Barbieri. Un commento a parte merita l’ironia, grafica e non solo, che Magnus mette a piene mani stemperando appena il tono drammatico della vicenda, ad esempio nelle scene familiari a casa di Cannello, lo scassinatore, o quando i sicari sudamericani, per fingersi operai, si mettono al collo un fazzoletto rosso. Difficile trovare una scena, una sequenza imperfetta, in questo capolavoro assoluto. Ma se dovessimo dare un Oscar alla scena più bella, non avrei dubbi. A fare da cerniera tra il primo e il secondo albo, all’inizio del secondo, c’è una sequenza apparentemente inutile: come succede spesso comincia con il protagonista che si sveglia in piena notte, sudato e ansimante, nella sua camera alla Pensione Stella. La penombra è realizzata graficamente con retini fotomeccanici, una prassi pre-computer che prevedeva di applicarli a mano sul disegno originale. Contemporaneamente in un’altra stanza si sveglia Entonces, il tiratore sudamericano incaricato di uccidere il vescovo Siqueiros, personaggio tratteggiato (come altri nella produzione magnusiana, chi non ricorda per esempio Bob Rock?) sulle fattezze del disegnatore stesso, ma stavolta anche su alcune caratteristiche psicologiche: infatti Entonces è un maniaco della perfezione, antipatico e pedante, caratteristiche che molti attribuivano a Magnus stesso. Al commento “Colite maldita!” il killer si alza per andare in bagno, che è in comune, nel corridoio. Sulla porta si incrocia con Lo Sconosciuto e lo riconosce come autista del vescovo che deve eliminare. A quel punto pensa: “Mira el caso!” e decide di verificarne la pericolosità. Pur essendo arrivato dopo, sostiene di essere arrivato prima e si arroga il diritto di usare per primo i servizi. Dall’arrendevolezza del protagonista deciderà che si tratta di “un mite, un terziario” e quindi si convincerà che non costituisce un pericolo. Questo errore di valutazione, elaborato grazie ad incubi notturni e attacchi di colite, costituirà l’elemento deflagrante di un piano criminale, darà il via a una serie di eventi che cambieranno per sempre il destino di tutti i protagonisti del dramma. Si tratta di un’operazione narrativa di estrema suggestione e raffinatezza, realizzata con sapienza. Una delle punte massime del fumetto del ’900. Quindi, se mi chiedessero da quale fumetto trarre ispirazione per la trama di un film, direi immediatamente: non toccatemi Largo delle tre api. Se il genio fosse ripetibile non sarebbe genio.