" L'ISOLA CHE C'E' "
Navigo ormai da tempo in un tumultuoso mare, incrociando
ingrigite navi e sbuffanti scafi che sfrecciano e fendono
intorno a me, come iene in cerca d’un pasto.
Giorni, mesi, anni a sperar che l'orizzonte muti.
La bonaccia improvvisa m'accoglie e inaspettatamente
un'isola m'appare, nitida, candida.
Ormeggio con tranquillità; perchè la sento, è
tangibile la serenità dell'isola. Colori che si respirano:
dall'acceso allo sfumato, dal ruvido al levigato. In ogni
angolo, meandro l'arte è viva. Ti lasci alle spalle una
creatura di vita propria e subito lo sguardo è catturato
da un'altra forma di vita, un'altro essere creato dalle
mani, dal desiderio d'esprimersi e dal trasportare il
proprio io su una tela, o sulle pareti, o sul candido marmo.
Salgo su, m’arrampico, con semplicità, sulla cima che
sfiora il cielo, sulla terrazza del mondo. Intorno non
c’è nulla. Un vuoto che sbalordisce. Solo l’eco
lontana di voci che non riescono a farsi sentire, soffi di
vento che non superano le perturbazioni.
In questo anomalo eremo, affollato d’arte pura, c’è la
vita, ci sono altre vite che parlano tra loro la lingua
dell’emozione, dell’amore. Una parola che viaggia nel
vento d’ognuno, ed è qui che si esprime, come brezza,
zefiro, dolce alito. Basta semplicemente viaggiar con
l’emozione, con il sogno, lasciar gonfiare le vele col
proprio vento, ed è qui che si approda, sull’isola dei
colori, dei suoni, qui sull’isola di Palazzo Castelli.