Paolo Cordaro
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" L'ISOLA CHE C'E' "

 

Navigo ormai da tempo in un tumultuoso mare, incrociando

ingrigite navi e sbuffanti scafi che sfrecciano e fendono

intorno a me, come iene in cerca d’un pasto.

Giorni, mesi, anni a sperar che l'orizzonte muti.

La bonaccia improvvisa m'accoglie e inaspettatamente

un'isola m'appare, nitida, candida.

Ormeggio con tranquillità; perchè la sento, è

tangibile la serenità dell'isola. Colori che si respirano:

dall'acceso allo sfumato, dal ruvido al levigato. In ogni

angolo, meandro l'arte è viva. Ti lasci alle spalle una

creatura di vita propria e subito lo sguardo è catturato

da un'altra forma di vita, un'altro essere creato dalle

mani, dal desiderio d'esprimersi e dal trasportare il

proprio io su una tela, o sulle pareti, o sul candido marmo.

Salgo su, m’arrampico, con semplicità, sulla cima che

sfiora il cielo, sulla terrazza del mondo. Intorno non

c’è nulla. Un vuoto che sbalordisce. Solo l’eco

lontana di voci che non riescono a farsi sentire, soffi di

vento che non superano le perturbazioni.

In questo anomalo eremo, affollato d’arte pura, c’è la

vita, ci sono altre vite che parlano tra loro la lingua

dell’emozione, dell’amore. Una parola che viaggia nel

vento d’ognuno, ed è qui che si esprime, come brezza,

zefiro, dolce alito. Basta semplicemente viaggiar con

l’emozione, con il sogno, lasciar gonfiare le vele col

proprio vento, ed è qui che si approda, sull’isola dei

colori, dei suoni, qui sull’isola di Palazzo Castelli.


 


 

 

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