Siamo abituati a considerare l'ambiente come un contenitore dal quale sia possibile sottrarre tutto ciò che ci fa comodo e nel quale scaricare quello che non ci interessa. Ma l'ecosistema è qualcosa di più: un sistema auto-organizzante, che accumula ordine sotto forma di materia organica (biomassa) e di specie viventi (biodiversità). Per il suo funzionamento, l'ecosistema attinge all'energia irradiata dal Sole, che è continuamente rinnovabile e non inquinante, e questo gli permette di mantenersi in una condizione lontana dall'equilibrio ". (Pignatti S. et al., 2000) Le piante terrestri più comuni del nostro pianeta, appartengono alla famiglia delle Angiosperme, piante a "fiore nascosto" o Antrofite. Hanno saputo adattarsi nel corso degli anni agli habitat più differenti, arrivando ad essere presenti con più di 200 000 esemplari viventi. Nonostante la loro grande adattabilità, molte di queste piante, si sono estinte nel corso degli anni e molte altre sono a grave rischio estinzione. Un esempio che ci tocca da vicino, è quello della splendida Kosteletzkya pentacarpos, ordine delle Malvacee, tipica di alcune zone di Veneto, Toscana, Campania e Lazio. Ancora presente in alcune zone del Veneto, ritenuta estinta in Toscana e Campania, l'ultimo avvistamento nel Lazio, risale al 1990 in località Salto di Fondi, in numero di 6 esemplari, attualmente non confermato. E' una specie erbacea con fusti eretti, cavi, fiori con petali roseo- violetti o bianchi, legata a suoli umidi, sabbiosi o limo si. Può resistere a temperature fino a -15°C, ma sempre esposta al sole. Il suo status attuale in Italia, secondo l' ANP A (Associazione Nazionale per la Tutelala dell' Ambiente) ed in base alle convenzioni r.UC.N. (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura), è GRAVEMENTE MINACCIATA. L'intervento dell'uomo, che ha bonificato paludi costiere e pozze salmastre, habitat ideali per la Kosteletzkya pentacarpos , o le ha trasformate in discariche spesso abusive di materiali edili e calcinacci, ha condannato questo organismo vivente ad estinzione quasi certa. Come in questo caso, l'intervento dell'uomo sull'ambiente tende ad alterare in modo drastico gli ecosistemi del nostro pianeta. Oggi sappiamo che la perpetuazione del mondo vivente è basata su una incessante creazione di variabilità, che si manifesta come diversità, dal livello individuale a quello dei sistemi ambientali. Senza questa diversità la biosfera sarebbe rimasta un breve episodio della storia del pianeta. E' la diversità che ha permesso l'affermarsi dei viventi e potrà garantirne il successo futuro. Questa diversità però è fragile di fronte alle distruzioni che l'uomo è in grado di compiere in nome del progresso economico, modificando l'ambiente sino a livelli intollerabili per molte specie viventi. Ogni ecosistema è costituito da componenti biotiche (animali e vegetali) e abiotiche (terreni e rocce privi di organismi vivi), che interagiscono tra loro. Gli esseri viventi ricavano dall' ambiente circostante materia ed energia, interagendo con esso e modificandolo. Tra tutti gli esseri viventi, l'uomo, è quello che più di tutti ha inciso sulla realtà che lo circonda. Inizialmente, il suo rapporto con la natura si limitava allo sfruttamento delle risorse per i suoi bisogni primari, e la sua vita correva parallelamente ai ritmi naturali. La prima grande svolta nel rapporto uomo-natura, si ha con la rivoluzione agricola, la modifica da parte dell' ambiente, non solo dal punto di vista biologico, ma anche paesaggistico. Con il successivo inizio della rivoluzione industriale, le attività produttive divengono indipendenti dai ritmi naturali (clima, stagioni, ecc.), svincolandosi da quelle leggi naturali che danno stabilità all'ambiente, trasformando le relazioni nella biosfera e modificando caratteristiche importantissime in alcuni eco sistemi (biodiversità o capacità dell' ambiente ad eliminare le sostanze di scarto) I tempi brevissimi in cui si realizzò la crescita industriale, causò il crollo degli ecosistemi, i cui limiti di sopportabilità furono presto raggiunti e superati. Si cominciò così a parlare di inquinamento, l'accumulo cioè di sostanze e materiali di scarto dei cicli produttivi, che la natura non riesce a tollerare. Questo ha portato al verificarsi di molteplici fenomeni, primo tra tutte le piogge acide, dovute alla produzione di sostanze come l' anidride solforosa e gli ossidi d'azoto, nell'atmosfera. Conseguenza di queste è l'acidificazione delle acque di laghi e fiumi, con successiva moria di pesci e ripercussioni su ambiente ed economia. Un altro esempio di inquinamento portato dall'industrializzazione, è l'inquinamento dei suoli da parte delle sostanze di sintesi queste comportano la morte di organismi utili, come insetti impollinatori e riducono la biodiversità (varietà degli esseri viventi che popolano la Terra). In ultimo, emerso negli ultimi anni, è il caso dell' effetto serra. La presenza dell' anidride carbonica e gas serra nell' atmosfera, prodotti di scarto dell' industria moderna, portano a due conseguenze diametralmente opposte: da una parte lo scioglimento dei ghiacci, dall' altra la siccità e la desertificazione di vaste aree. Ci dimentichiamo spesso però, che la stessa presenza dell'uomo è fonte di inquinamento. La crescita esponenziale della popolazione umana, lo spreco e la dilapidazione delle risorse, la costruzione di agglomerati urbani, comporta l'eliminazione di interi habitat, paragonando l'uomo ad un vero e proprio parassita dell'ambiente. L'aumento poi del tempo libero e delle strutture di svago, fanno si che le campagne e montagne vicine alle città siano i luoghi più attrezzati e visitati da una massiccia quantità di persone, che con la loro presenza possono disturbare quelle attività tipiche dell' accoppiamento, della nutrizione e della covata. Si evince dunque, da quanto detto, che l'ambiente è un mondo in equilibrio, dove anche il più piccolo essere animale o vegetale ha un ruolo essenziale. Ritornando alla nostra Kosteletzkya pentacarpos, possiamo solo immaginare quali splendidi panorami poteva offrire a coloro che in primavera si portavano lungo i litoranei Pontini e verso il Circeo. Possiamo solo immaginare. Perché per nostra colpa, per il nostro intervento, possiamo solo immaginaria. Un proverbio swahili dice: "Il mondo non ci è stato lasciato in eredità dai nostri padri, ma ci viene dato in prestito dai nostri figli".Dovremmo chiederci se vogliamo solo far immaginare un mondo fatto di prati, foreste, acque limpide, animali selvatici, anche a loro o se vogliamo dargli la possibilità di vederlo con i loro occhi. Annalisa Annibale