

Co-autori:
Performance: Franco Massimi
Con la collaborazione dell'artista Romina De Cesaris
Musicisti:
Pierantonio Agostani (violino), Aldo Tomassini (chitarra), Tony Vurnari (percussioni),
Voci soliste:
Isabella Amati, Fabio Bufalieri, Flavio Vespasiani (chitarra voce)
Coreografie ed interpretazione coreografiche:
Valentina Umile, Rosangela Tauro
Collaborazione ed allestimento:
Carlo Gori
Ideatore:
Alessandro Grazia:
La scuola del maestro Franco Massimi:
Giuseppe De Cesaris, Caterina Breccia, Corrado Delfini, Sergio Di Savio, Rosalba Ingrao, Fernanda Seri, Flora Valentini.


Solo gli Angeli possiedono la facoltà di esprimersi con un linguaggio privo della parola, di simboli e di concetti. A loro, infatti, non servono simboli o parole per definire cose o esperienze, perché attingono direttamente al senso delle cose e delle esperienze; per noi umani invece occorre la mediazione della parola, del segno pittorico, della musica; tutti quei segni, al di fuori dei quali, le nostre esperienze risultano informi ed inesplicabili.
L'Angelo - affermava Tommaso d'Aquino - non dice la verità in quanto egli è la verità stessa, vissuta in comunione direttamente ed immediatamente in Dio, dove l'esperienza è evidente in se stessa e senza il bisogno - tutto umano - di percepirla dentro ad un contenitore, ad una parola, ad un discorso o a una forma.
Accade perciò che, per noi umani, il regno degli Angeli non è direttamente afferrabile; è possibile invece soltanto ricostruirlo creandolo o sognandolo, anche se neppure nel sogno o nella fantasia lo potremo davvero recuperare nella sua inimmaginabile forma.
Forse il regno degli Angeli lo possiamo solo imitare immergendoci in quel regno ribattezzato Inconscio, dove sono depositati tutti i ricordi, conchiusi e trasparenti, rimasti immobili dal tempo dell' infanzia.
Eccola, allora, la via di fuga, il percorso che magicamente ci porta lì, vicino agli Angeli: Sintetizzare all'estremo il segno pittorico, legarlo all'essenza dei suoni e del movimento dei corpi, e spezzare - con l'ambizione di poter essere Angeli - quelle barriere che impediscono ad ogni mente il contatto tra la coscienza e l'inconscio.
Allora le parole, le immagini e i suoni che si credevano persi per sempre si ritrovano quasi casualmente in un piccolo teatro; parole, immagini e suoni sapientemente miscelati in una mistura dove le piccole vicende umane decantano in Arte, quella vera, alta, quella direttamente percepita dagli Angeli, quella, cioè, capace di parlare di vita e di morte, di gioia e di dolore, di amore, di passione e di sconfitta, in forme comprensibili in termini umani, nel tentativo di dare ragione e corpo a ciò che sfugge.
Allora quel piccolo teatro si trasforma in un luogo magico, un luogo dove non ti saresti mai aspettato di intravedere ciò che hai cercato per tutta la vita; dove l'essenza delle cose, la vita, la morte, il loro mistero e la loro bellezza aggrediscono lo spettatore, lo annichiliscono mettendo ne a nudo la coscienza, lo incalzano tra le proprie paure e le proprie consolidate pigrizie, ne mettono a nudo i sentimenti, lo spingono al riso ed al pianto e, infine, lo trasportano sulla via degli Angeli, quella via suggerita dai gesti quasi arcani del maestro Franco Massimi, dai colori che distribuisce sull'enorme tela e che divengono corpo e materia, dalle musiche e dalle coreografie che magicamente evolvono sul palco; ogni gesto, ogni parola, ogni movimento diventano superflui: lo spettatore è ormai parte del sogno che dal palco trasborda nell'affollata platea, dove i ricordi di tutti ormai non racchiudono più solo il passato, ma in essi trova posto anche il presente ed il futuro, trasmutandosi qualunque sia il loro contenuto nel motore della esistenza di ognuno, dove ognuno crede di sapere tutto senza però mai sapere pienamente nulla.
Questo, credo sia accaduto la sera del 9 settembre 2006, la Notte Bianca.
Questo credo accada più o meno inconsapevolmente in ogni esistenza.
Questo, credo, che sia lo scorrere stesso dell'esistenza. Alessandro Grazia