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Palazzo Castelli, esempio raro, se non unico, di architettura contemporanea concepita espressamente come spazio per gli artisti a Roma. L’edificio ideato e progettato dall’artista Enrico Castelli nato nel 1909 a Roma il quale vi trasferisce studio e domicilio nel 1960. Luogo che fu di grande spessore culturale ed in cui hanno stampato le proprie opere artisti del calibro di Afro, Vespignani, Maccari, Ziveri, Gentilini, Tamburi e dove Burri si adoperò nella sua prima “bruciatura”. Le mura di questa antica ed importante stamperia trasudano ancora oggi di storia e, nel contempo, di vita quotidiana, raccontata tra le pagine attraverso l’ausilio di alcuni rari documenti rinvenuti. Altrettanto di rilievo è il profilo che vene tracciato al suo ideatore: Enrico Castelli. Maestro che ha incarnato, nel panorama europeo del Novecento, una figura di Artista la cui creatività ha spaziato in modo estremamente versatile ma sempre con una serietà d’impegno che sottende studi approfonditi ed una paziente applicazione sperimentale.La sua formazione artistica ha visto la frequentazione delle massime sedi istituzionali quali ”Accademia libera del nudo”, l"’Accademia di S. Luca”, fino alla scuola dell’ “Arte e della Medaglia”. Questa intensa e ricca preparazione ha creato il preludio all’attiva presenza di Castelli, all’interno della Stamperia, prima come scultore e poi come incisore. E’ stato infatti proprio Enrico Castelli a progettare la costruzione dell’edificio industriale per gli studi degli artisti in via Pasquale Alecce a Roma che ancora oggi vive e che ha ospitato, in sede stabile, maestri come lo scultore Domenico Rambelli, che realizzò proprio lì la sua ultima opera, il monumento ad Alfredo Oriani. Dopo la parentesi della guerra, per la quale Enrico Castelli ha partecipato da militare, ha lavorato alla Cappella S. Caterina da Siena della Chiesa di S. Eugenio a Roma, ha realizzato il Grande Ciborio in argento per la cappella della Camilluccia, una Statua di bronzo di un Vescovo per una chiesa nei pressi di Bologna e la statua per la Pro Civitate Cristiana di Assisi. La sua attività d’incisore, è iniziata negli anni ’40 con la partecipazione al "Gruppo Terrazzone” in via Flaminia a Roma, dove Castelli ha realizzato un torchio calcografico trasformando una “macchina impastatrice”. Una personalità prestigiosa come quella di Enrico Castelli non poteva quindi che circondarsi e favorire il lavoro e la stampa di opere grafiche di artisti come Burri, Fazzini, Afro, Gentilini, Vespignani, Maccari e Ziveri noti ai critici ed agli estimatori d’arte. Palazzo Castelli è, ancora oggi, parte integrante del Parco e dell’Acquedotto Alessandrino ed elemento qualificante della periferia est di Roma.
Una periferia rivissuta e riqualificata all’interno di questo volume; un’area che vede tuttora l’ultimo degli undici acquedotti romani, inaugurato dall’Imperatore Alessandro Severo nel 235 a.c. e che è oggi uno dei parchi più belli di Roma. Lo scritto verterà qui a delineare un tassello di Roma periferica tra importanti diocesi quali la Chiesa di Tor Tre teste “Dives in Misericordia” fortemente voluta da Papa Giovanni Paolo II per essere il memoriale del grande Giubileo del Duemila; la Chiesa di S. Maria Madre del Redentore di Tor Bella Monaca, il cui disegno e realizzazione furono affidati all’architetto Pierluigi Spadolini nel 1987 e la cui Croce riproduce un Albero su cui il Signore Crocefisso non è rappresentato deceduto ma vivente in senso ieratico; o la storica Chiesa di San Felice da Cantalice che sorge nel Rione popolare di Centocelle e dove i Frati Cappuccini vi posero la prima pietra il 20 settembre del 1930; e di non ultimo interesse per un turismo di nicchia, lo stesso palazzo Castelli. Tiziana Tamburi